I diritti acquisiti dalle lotte. Si, perché spesso si dimentica che i diritti sono stati acquisiti con le lotte e che lo sforzo d’umanità di alcuni personaggi si limita a qualche lacrimuccia in diretta tv. Le lacrime poi, sono semplici: basta un granello di polvere, una ciglia nell’occhio, uno sbadiglio troppo a lungo trattenuto durante il discorso di Monti.
Quanto può essere interiorizzato lo sfruttamento? A che livelli di interiorizzazione stiamo arrivando? A che punto è la nostra alienazione?
Tutto questo l’ho pensato mentre, in una normale mattinata del mio corso di tedesco, una ragazza cinese leggeva il suo tema intitolato Mein Superjob (Il mio lavoro ideale), partendo da un punto di vista, ovviamente, tutto cinese.
ich habe seit gestern einen Superjob! Morgens Kann ich um 7:00 anfangen. (non ricordo quando finiva il turno…) Ich kann zu Fuß zur Arbeit gehen. Die Frühstückspause dauert 15 minuten. (…) Ich habe 15 Tage Urlaub im Jahr.
in italiano: ho iniziato ieri un superlavoro. Comincio alle 7 di mattina (considerata tardissima mattinata, in Cina). Posso andare al lavoro a piedi. Ho una pausa pranzo di 15 minuti e 15 giorni di ferie l’anno.

Il semaforo pedonale è rosso. Tutti fermi sulla griglia di partenza. Nessuna macchina, ma nessuno osa posare il suo piedino oltre la linea del marciapiede.
E tu? Tu sei italiano! Che cosa fai se il semaforo è rosso ma non vedi alcuna macchina all’orizzonte? PASSI. Attraversi la strada senza nemmeno correre troppo e arrivi all’altra sponda, vivo, inerme, senza che nessun Dio-del-codice-della-strada ti abbia fulminato sul posto.
Ti volti indietro a guardare la sponda dalla quale hai appena salpato. Tutti si guardano confusi in cerca di approvazione. Poi guardano te. Poi si riguardano a vicenda, più decisi. E infine, eccoli: stanno attraversando col rosso.
Il loro programma di regolamentazione delle funzioni cerebrali, doveva solo avere il tempo di aggiungere la variante “passare col rosso se non ci sono forme di vita e mezzi di locomozione all’orizzonte”, elaborarla un istante e poi dare l’ok.

Sturm und Drang. Tempesta e impeto.
CHE?
Questa corrente è nata qui. Contro il razionalismo. Mira all’esaltazione dell’istintività e della passionalità suggerendo una costante rottura delle convenzioni. Una breve parentesi di vent’anni.
Se bevi la birra al metro, poi paghi la multa al centimetro di danno.
Fine novembre. Entriamo in un locale della turistica Sachsenhausen, la zona più “caratteristica” della città. Chiediamo dell’Apfelwein (vino di mele, somigliante a quei vini bianchi che usiamo solo per cucinare, ma comunque gradevole) e nel tavolo accanto al nostro, giovani crucchi consumano la birra al metro. In pratica, arriva sul tavolo un tavola di legno lunga un metro con tutti bicchieri pieni di birra sopra. Un tipo visibilmente ubriaco, in un impeto di estrema trasgressione, prende un pennarello nero e scrive qualcosa sul suo tavolo.
La marachella non dura più di dieci minuti: subito accorrono i gestori del locale, ma dimenticano forse l’estintore. Quando tornano nuovamente, sono accompagnati da due poliziotti in tenuta antisommossa, biondi biondi, manganello e tuta blu riempita di gommapiuma che li fa somigliare a dei perfetti omini Michelin. Tirano fuori l’aggeggino preferito dai tutori della legge tedeschi: la macchinetta per le multe. Multa e calcio in culo: i poliziotti e i gestori del locale erano fermi davanti al reo confesso in posizione da Mastrolindo, attendendo che il malcapitato si allontanasse dal bar. Il poverino s’è alzato, ha barcollato un po’ (non si sa se più per l’ubriachezza o per la vergogna) e se n’è andato.
In tutto questo, avrei almeno voluto sapere cosa aveva scritto.
Se la birra costa meno dell’acqua, vuol dire che avete un problema con l’acqua.
Io vengo da un posto dove si sta tentando vergognosamente di cancellare il risultato di un Referendum, ma le fontane per strada esistono dai tempi dell’Impero Romano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Fontane_di_Roma
Soprattutto, la birra non si allunga con la Coca Cola, la Sprite, la Fanta o qualsiasi altra bevanda dolce che abbiate a portata di mano. La birra è una cosa seria. Ma l’acqua lo è ancora di più.
In quattro mesi di permanenza all’estero, col binocolo puntato sull’Italia e testa e corpo che scrutano e sentono la Germania, ogni giorno ho pensato che sarebbe stato proprio il caso di scrivere qualche riga da qualche parte.
All’inizio, fu l’Eden: le mele cadevano dagli alberi come frutti del peccato che si offrivano spontaneamente. Gli scoiattoli scorazzavano felici con le loro ghiande. I treni e le metropolitane spaccavano il minuto. Recuperavi tempi di vita: ora che finalmente avevi sempre il posto a sedere garantito per una buona lettura durante il viaggio, eri costretto a scendere dopo appena un paio di pagine. Nessun ritardo veniva ad aiutarti proprio mentre la lettura si stava facendo più interessante. La birra costava meno dell’acqua. Non dovevi pagare decine di euro per entrare in qualsiasi locale.
Arrivo: Mi reco all’anagrafe di Francoforte: mi registrano, registrano il mio contratto di lavoro. Decidono che sono povera e mi danno un blocchetto di sconti che comprendono musei, cinema, supermercati biologici, sport, corsi di lingua. Mi fanno una tessera che mi dà diritto a tariffe privilegiate sui trasporti, musei, cinema, corsi di lingua. Ah, quindi è questo lo Stato sociale?
È quella cosa per cui puoi fare dei figli e lasciarli al nido fino alle 18 del pomeriggio perchè lavori. È quella cosa per cui tutti pagano le tasse e lo stato le investe in servizi che migliorano la vita dei cittadini. È quella cosa strana che prende il nome di “Università gratuita e senza tasse”. È il sussidio di disoccupazione vero e non chiacchierato da signori in marsina che appaiono in tv (e che indossano sicuramente mutandoni con vignette sconce, come quelli che si trovano sulle bancarelle i giorni prima di capodanno).
E così riprendi (ora che per un po’ non sei più una studentessa) ad andare ai musei, cominci a uscire la sera potendo contare sulla metropolitana, ad andare in bicicletta, al corso di lingua, a comprare verdura biologica.
Improvvisamente, dopo 24 anni trascorsi in Italia, lo Stato sociale mi cullava e mi cantava la ninna nanna. Insomma, è difficile pensare che il capitalismo sia una cosa così sbagliata quando hai tutto quello che vuoi. Poi passi alla Goethestraße, guardi un paio di stivali dal costo di 650€, pensi a quanto devi lavorare per poterli comprare e ti ritorna in mente che, appunto, non siamo in grado di godere del benessere e dei beni di comsumo: li produciamo, ma non sono nostri. E sono anche certa che se potessimo decidere come e quanto produrne, faremmo scelte orientate in ben altra direzione. Eppure qua, a Mulinobianco Land, nessuno sembra essersi mai posto problemi.